12) Tocqueville. Il vero scopo della Rivoluzione francese.
Alexis de Tocqueville ritiene che il risultato che la rivoluzione
volle ottenere ed effettivamente ottenne fu di rafforzare i
poteri ed i diritti dell'autorit pubblica, abolendo i corpi
intermedi. Essa si  cos inserita in un movimento plurisecolare,
portandolo per a compimento in modo brusco.
A. de Tocqueville, L'antico regime e la rivoluzione.

 La Rivoluzione non  stata fatta, come si  creduto, per
distruggere il potere della fede religiosa; ad onta delle
apparenze,  stata una rivoluzione essenzialmente sociale e
politica; e, nell'ambito di tali istituzioni, si  proposta non
gi di perpetuare il disordine, di renderlo in certo modo stabile
e di fare dell'anarchia un sistema, come diceva uno dei suoi
principali avversari, bens di accrescere il potere e i diritti
dell'autorit pubblica. Essa non doveva cambiare il carattere che
la nostra civilt aveva avuto fino ad allora, come altri hanno
pensato, n arrestarne i progressi, e nemmeno alterare nella sua
essenza alcuna delle leggi fondamentali su cui poggiano le societ
umane dell'Occidente. Quando la separiamo da quegli incidenti che
ne mutarono per breve tempo la fisionomia nei diversi tempi e nei
diversi paesi, per considerarla in s stessa, si vede chiaramente
che risultato di questa Rivoluzione fu l'abolizione degli istituti
politici che, durante parecchi secoli, avevano regnato in modo
esclusivo sulla maggior parte dei popoli europei e che
ordinariamente si definiscono come istituti feudali, per
sostituirvi un ordine sociale e politico pi uniforme e semplice,
basato sull'eguaglianza delle condizioni.
Bastava questo per provocare un'immensa rivoluzione; quelle
istituzioni antiche, infatti, non soltanto erano ancora mescolate,
e come intrecciate a quasi tutte le leggi religiose e politiche
d'Europa, ma avevano anche suggerito una quantit di idee,
sentimenti, abitudini, costumi che, ad esse aderivano. Fu
necessaria una spaventosa convulsione per distruggere ed estrarre
di colpo, dal corpo sociale, una parte a cui si collegavano cos
tutti i suoi organi. Perci la Rivoluzione parve pi grande che
non fosse; sembrava che distruggesse tutto, perch quanto
distruggeva aveva rapporto con ogni cosa e, in certo modo, faceva
corpo con tutto.
Per quanto sia stata radicale, la Rivoluzione ha tuttavia innovato
meno di quanto si suppone in genere: dimostrer in seguito che 
stata molto meno novatrice di quanto si crede. E' vero invece che
essa ha distrutto interamente, o  in via di distruggere (perch
dura ancora), tutto quanto nell'antica societ derivava dalle
istituzioni aristocratiche e feudali, tutto quanto vi si
riallacciava in qualche modo tutto quanto ne portava, fosse pure
minima, l'impronta. Del vecchio mondo, ha conservato soltanto
quanto a tali istituzioni era estraneo, o poteva esistere senza di
esse. Perch la Rivoluzione  stata tutt'altro che un avvenimento
fortuito. Ha colto il mondo alla sprovvista,  vero; ma  il
compimento di un lungo lavorio, la conclusione improvvisa e
violenta di un'opera, alla quale avevano lavorato dieci
generazioni di uomini. Se non fosse avvenuta, il vecchio edificio
sociale sarebbe egualmente caduto, qui pi presto, l pi tardi;
soltanto, avrebbe continuato a cadere pezzo a pezzo, invece di
sprofondare di colpo. La Rivoluzione ha compiuto bruscamente, con
uno sforzo convulso e doloroso, senza transizione, senza
precauzioni n riguardi, quanto si sarebbe compiuto a poco a poco,
da s e in molto tempo. Fu questa, la sua azione.
A. de Tocqueville, L'antico regime e la rivoluzione, Bur, Milano,
1989, pagine 57-58.
